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MI MANDA RAI TRE – Le macchine da caffè di Luca e Valentina

Mi manda Rai Tre - Valentina Gregori

 

Domani, 28 Novembre, nella trasmissione “Mi manda Rai Tre” saranno ospiti in studio due grandi collezionisti di macchine da caffè a leva.
Potrete così conoscere anche attraverso il piccolo schermo gli amici Luca e Valentina, proprietari di una delle più importanti e complete collezioni di questa tipologia di macchine, che proprio in questi mesi stiamo presentando su queste pagine.
Buona visione a tutti gli appassionati di caffè e non solo!

 

 

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FAEMA – Fabbrica Apparecchiature Elettro-Meccaniche e Affini

FAEMA - De Marchi
Faema è l’acronimo di “Fabbrica Apparecchiature Elettro-Meccaniche e Affini”.
L’azienda fu fondata a Milano nel 1945 da Carlo Ernesto Valente (1913 – 1997) – Cantini e Peralla con il nome Officine Faema, che mantenne fino al 1952.
Durante i primi due anni le Officine Faema, presso la propria sede in Via del Progresso a Milano,  produssero vari tipi di elettrodomestici, che andavano dai caschi per permanente ai fornelli da cucina.
La produzione di macchine da caffè si sviluppò a partire dal 1947 con la realizzazione di macchine a pistone per conto di Achille Gaggia, fondatore della omonima casa.
Dal 1950 Faema iniziò a produrre le proprie macchine da caffè, sia in modelli da bar che di tipo domestico.
VAROS, SATURNO, NETTUNO, VENERE, MARTE, MERCURIO e URANIA erano i modelli  di  macchine realizzate per i bar, mentre FAEMINA – BABY FAEMINA E VELOXTERMO erano quelli prodotti per uso domestico.
Alla fine degli anni ’40, a seguito del notevole incremento della produzione, la sede venne trasferita in via Casella e nel 1952 Faema si quotò in borsa e cambiò il nome in “Officine Faema SPA” e si trasferì nella sede di via Ventura, che sarà la sede storica per oltre 40 anni.
In questo periodo, oltre alle macchine da caffè, Faema produsse molti elettrodomestici tra i quali aspirapolveri, tostapane, macina caffè, frullatori, spremiagrumi, tritaghiaccio, asciugacapelli e lucidatrici per pavimenti….solo per citarne alcuni.
Il Duomo di Milano sarà sempre presente nel logo di Faema, ad esclusione del primo marchio depositato, che riporta solo la dicitura “Officine Faema SPA”.
Nel 1950 Faema fondò una polisportiva e dal 1953  diventò protagonista nel mondo del ciclismo, indirettamente tramite sponsorizzazioni e direttamente con due squadre proprie.
Nel 1955 Faema fondò l’azienda consociata EMI (Espresso Machines Incorporated SPA) con sede in via Bruschi,  che cessò l’attività nel 1967.
Nel 1961 (anno dell’eclissi totale) Faema produsse l’innovativa macchina da bar E61 (Eclisse 1961). Questa macchina, dotata di una pompa volumetrica capace di erogare acqua calda a 9 bar di pressione, diede di fatto inizio all’era delle moderne macchine da bar.
Nel 1962 Faema iniziò a sviluppare gli apparecchi per la distribuzione automatica di caffè per luoghi pubblici. Il primo modello si chiamò E61, proprio come la macchina da bar. Era dotato di macinacaffè e poteva erogare un caffè espresso tramite l’inserimento di una moneta da 50 lire.
Nel 1967 fu aperto uno stabilimento a Barcellona e nel 1968 Faema, già leader in Italia nella produzione di caffè liofilizzato, lanciò la “Liofaemina”, una piccola macchina, che ergogava caffè liofilizzato, destinata agli uffici e alle piccole attività.
Negli anni ’70 iniziò per Faema un lungo periodo di crisi, caratterizzato da tensioni, licenziamenti e scontri sindacali che portarono, nel 1977, al ritiro di Ernesto Valente ed al fallimento dell’azienda.
Nello stesso anno iniziò la storia moderna di Faema, che vide cessioni, cambi di nome e sviluppo di nuovi modelli di macchine da bar, fino ad arrivare all’epoca contemporanea, che vede Faema far parte del Gruppo Cimbali-Faema.
Si riportano di seguito alcuni marchi depositati con la relativa descrizione e data di deposito.
Officine Faema – 18 Febbraio 1954 (Apparecchi elettrodomestici; utensili per cucina; bagno;
apparecchi di riscaldamento; apparecchi per bar; macchine da caffè; macina dosatori; apparecchi per l’industria chimica)
Officine Faema – 2° marchio, 01 Luglio 1954 (Apparecchi elettrodomestici; utensili per cucina; bagno; apparecchi di riscaldamento; apparecchi per bar; macchine da caffè; macina dosatori; apparecchi per l’industria chimica)
Officine Faema – 3° marchio, 06 Settembre 1956 (Apparecchi elettrodomestici; apparecchi radio e televisori; utensili per cucina; bagno; apparecchi di riscaldamento; apparecchi per bar; macchine da caffè; macina dosatori; apparecchi per l’industria chimica; apparecchi refrigeranti; prodotti inerenti all’alimentazione (escluso la frutta ed i legumi freschi); aricoli sportivi; biciclette; moto e motoscooter)
Faema S.P.A. – 1° logo, 10 Marzo 1965
Faema S.P.A. – 2° logo, 10 Marzo 1965
Hardy Coffee Company –  n. 3 marchi presentati in data 09 Giugno 1954 (miscela di caffè)
Coldbar – 26 Gennaio 1956 (apparecchi elettrodomestici; apparecchiature da bar; macchine da caffè; apparecchiature per l’industria chimica)
Coldrecord – 26 Gennaio 1956 (apparecchi elettrodomestici; apparecchiature da bar; macchine da caffè; apparecchiature per l’industria chimica)
Coldsever – 26 Gennaio 1956 (apparecchi elettrodomestici; apparecchiature da bar; macchine da caffè; apparecchiature per l’industria chimica)
Luxbar – 26 Gennaio 1956 (apparecchi elettrodomestici; apparecchiature da bar; macchine da caffè; apparecchiature per l’industria chimica)
Luxrecord – 26 Gennaio 1956 (apparecchi elettrodomestici; apparecchiature da bar; macchine da caffè; apparecchiature per l’industria chimica)
Luxseves – 26 Gennaio 1956 (apparecchi elettrodomestici; apparecchiature da bar; macchine da caffè; apparecchiature per l’industria chimica)
L’Autolivellotermica – 12 Marzo 1956 (macchine da caffè)
Marte – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Mercurio – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Nettuno – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Saturno – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Urania – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Venere – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Vama – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Vaema – 19 Maggio 1956 (macchine da caffè)
Consul – 14 Luglio 1956 (macchine da caffè)
Ambassador – 14 Luglio 1956 (macchine da caffè)
Diplomatic – 26 Luglio 1956 (macchine da caffè)
President – 26 Luglio 1956 (macchine da caffè)
Faema Faemina – 09 Giugno 1954 (macchine da caffè tipo domestico)
Baby Faemina – 21 Novembre 1957 (macchine da caffè per uso casalingo)
Ciquita Faemina – 21 Novembre 1957 (macchine da caffè per uso casalingo)
Veloxtermo – 08 Giugno 1958 (macchine da caffè elettriche)
Capitol – 21 Marzo 1960 (macchine da caffè e macchine per gelati)
Gel-o-matic – 22 Aprile 1960 (macchine per fare i gelati; contenitori di gelati e gelati)
Italcrem – 29 Agosto 1957 (macchine da caffè; macinadosatori; frullini; tritaghiaccio; spremiagrumi e dispositivi per fare i tosti)
EMI – 11 Marzo 1959 (macchine da caffè; macinadosatori; frullini; tritaghiaccio; spremiagrumi e dispositivi per fare i tosti)
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Dalla A.R.R.A. alla A.R.R.A. Rex – Arrarex, Vam e Caravel S.P.A.

arrarex

 

La A.R.R.A. (Anonima Reggiana Realizzazioni Autarchiche) è stata un’importante azienda emiliana con sede a Correggio. All’inizio degli anni ’30, prima azienda in Italia, iniziò la produzione di riduttori e di apparecchiature a metano per autoveicoli. Tali apparecchiature, brevettate da Angelo Scaravelli e note con il nome di “attrezzature REX per la carburazione a metano”, furono fin da subito stimate per la loro tecnologia all’avanguardia e per la loro affidabilità. Durante la seconda guerra mondiale la A.R.R.A. venne provvisoriamente trasferita in Lombardia e la produzione subì un importante rallentamento.

Nel dopoguerra l’azienda ampliò la sua sede in via Carpi ed effettuò importanti investimenti con lo scopo di potenziare e modernizzare le attrezzature. Questo consentì di eseguire nuove ed apprezzate lavorazioni. È in questo periodo che la A.R.R.A. si trasforma in A.R.R.A. Rex.

Alla fine degli anni ’50 la ARRAREX entrò in società con la milanese VAM (Vetraria Ambrosiana Milano) che nel 1956 aveva brevettato una semplice ma rivoluzionaria macchina da caffè a leva. Iniziò così l’importante produzione della macchina VAM che fece decollare definitivamente l’azienda.

Negli stessi anni, a Milano, la società commerciale Caravel S.P.A. iniziò una massiccia commercializzazione della macchina; oltre alla vendita diretta fu proposto l’innovativo sistema del “comodato d’uso”, vincolato ovviamente all’acquisto del caffè dalla stessa società.

Nei primi anni ’60 la macchina da caffè VAM cambiò definitivamente il nome in CARAVEL, pur restando sostanzialmente invariata nel funzionamento e nell’estetica. Il marchio VAM, composto da una particolare testa stilizzata, venne sostituito da una caravella. Inoltre fu applicata una scritta adesiva  “CARAVEL” sul frontale.

La CARAVEL, coperta da brevetto internazionale, si affermò rapidamente nel mondo.

Arrarex cessò l’attività produttiva alla fine degli anni ’70, a causa dell’avvento delle più pratiche ed economiche macchine domestiche quick mill.

Il marchio Caravel fu acquistato dalla Zerowatt di Alzano, che per un breve periodo produsse una macchina squadrata ed economica che fu commercializzata sia con il marchio Caravel che con il marchio Zerowatt.

 

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LEVER COFFEE MACHINE – La straordinaria collezione di Luca e Valentina

Duchessa coffee maker - Luca e Valentina
Valentina e Luca sono due collezionisti molto preparati, instancabili e attenti ai dettagli.
Innamorati delle macchine a Pressione di Pistone da molti anni – quando ne compravano e rivendevano per mercatini antiquari – solo di recente si sono concentrati sulla loro sistematica raccolta e catalogazione.
Condividono passione e ruoli per la collezione e la vita di coppia con lo stesso mistero che regola gli equilibri tra donna e uomo, alchimia che funziona.
Ci hanno presentato con timidezza e francescana modestia la raccolta di macchine a leva nella loro casa vicino a Cesena. A nostro giudizio è tra le più belle e complete tra quelle conosciute:
un centinaio di bellissimi oggetti lucenti e ben ordinati, molte macchine estremamente rare, tra cui vari pezzi mai visti in nessun’altro luogo.
Saranno presentati nel tempo su queste pagine con dettagliate descrizioni e splendide foto di ogni loro particolare.
Valentina e Luca collezionano con intelligenza e l’attenzione è rivolta alla straordinaria qualità più che all’ordinaria quantità.
Siamo veramente felici di ospitare nelle pagine di Ingenium Caffè questa preziosa raccolta di macchine a leva e orgogliosi della speciale collaborazione di Valentina Gregori e Luca Guazzerini.

Mauro e Marco

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DAL TOSTINO ALLA CAPSULA – Gli ” ultracorpi ” del caffè

Caffettiere Ultracorpi

Il caffè ha sempre avuto bisogno di specifici apparati ma anche di accortezze e riguardi perché il chicco potesse cedere alla tazza le proprie sostanze, tanto da rendere al sapore della bevanda quanto il profumo del tostato era in grado di offrire al naso.

L’intero processo comportava grande complessità, tenuto soprattutto conto delle innumerevoli variabili: la tostatura del chicco crudo; la conservazione; il grado di macinatura; la temperatura e la pressione dell’acqua; i tempi di infusione; il rapporto tra quantità d’acqua e macinato di caffè.

Il sogno nel XIX secolo era affidare il ciclo per la preparazione del caffè a un prodigioso automa-caffettiera, tanto da escludere la mano dell’uomo da un processo così delicato da preludere esiti sempre diversi e mai scontati in termini di qualità.Fu proprio durante questo secolo che venne progettato e commercializzato tutto ciò che si poteva concepire in fatto di metodologie per estrarre la bevanda e in materia di macchine da caffè. In tutta Europa decine di “intraprendenti” inseguirono l’obiettivo di progettare una macchina perfetta. Un apparato che potesse produrre la miglior tazza di caffè con la minor quantità di materia prima, facile da utilizzare, affidabile in sicurezza e quanto più automatizzato per un risultato certo e garantito.

La macchina da caffè non si sottrasse all’effervescenza tecnologica e all’eclettismo inventivo che caratterizzò – come mai era successo prima – gli oggetti e la vita dell’uomo da metà Ottocento. Molte idee e progetti sono rimasti tali, non uscendo mai dagli uffici brevetti. Si trattava di soluzioni che la tecnologia dell’epoca non permetteva ancora di realizzare in modo affidabile.

Alcune macchine comprendevano meccanismi e automatismi complessi manovrabili esclusivamente da esperti, la cui perizia non era comunque sufficiente a scongiurare incendi o esplosioni.

Dei veri e propri “ Ultracorpi ” che tentarono – con largo anticipo sui tempi – di invadere cucine e sale da pranzo, senza però essere ancora perfettamente abili di confondersi e insinuarsi, entrare nel quotidiano delle case, tanto il loro aspetto era inconsueto e pure temibile.

Il XX secolo non sarà altrettanto capace di resistere all’invasione. Nuovi ponti spazio-temporali consentiranno agilmente di espugnare le cucine delle case: cavi elettrici su tralicci supereranno fiumi e monti fino ad insinuarsi nelle città, nei paesi e in ogni spazio della vita.

La preparazione domestica del caffè doveva necessariamente passare attraverso le stesse arcaiche fasi di sempre: la tostatura dei chicchi verdi sulle braci del camino o sulla fiamma della “cucina economica” con padelle e tostini di ferro; la macinatura del chicco tostato mediante attrezzi manuali di legno e metallo che mettevano a dura prova polso e gomito; il riscaldamento dell’acqua per l’infusione che poteva contare esclusivamente sulla libera fiamma, fosse anch’essa scaturita dal moderno fornelletto autoestinguente in dotazione alla caffettiera, alimentato con alcol etilico o cherosene raffinato e accesso con fiammiferi al fosforo rosso.

Con la diffusione dell’elettricità il “secolo breve” non risparmierà profonde innovazioni neppure alla preparazione del caffè, con apparecchi domestici che macineranno senza sforzo, altri che scalderanno l’acqua senza fiamma e altri ancora che faranno tutto insieme, infuso compreso. La tostatura non sarà più una complicata incombenza casalinga, affidata ad abili artigiani e poi anche all’industria.

Le varie caffettiere già in uso vennero “aggiornate” avvolgendole con una resistenza alla base, ma intanto si gettava anche uno sguardo ai modelli, materiali e forme delle consorelle maggiori in uso nei locali pubblici. La tendenza delle macchine da bar a influenzare quelle casalinghe si può osservare nei modelli ricavati dagli imponenti apparati che troneggiano sui banconi dei caffè italiani dell’epoca. Snider e La Pavoni a Milano, La Victoria Arduino a Torino e Eterna-Watt a Pavia sono i nomi delle principali ditte che producono queste macchine. Modelli che ispirano anche il design di altre bellissime caffettiere, come le sinuose SIMERAC di Ferrara degli anni Trenta, alcune ricordano vere e proprie “astronavi aliene” con tanto di beccucci erogatori, sfiati e vari spinotti elettrici per adattarsi alle diverse tensioni che coesistevano in Italia.

Gli anni Cinquanta inizieranno con una innovazione che permetterà per la prima volta di degustare al bar l’espresso con la crema. Il sistema “a Pistone” elimina il vapore dall’estrazione della bevanda – che aveva il difetto di conferirle un retrogusto di bruciato – utilizzando la sola acqua bollente spinta con gran pressione attraverso il filtro del macinato tramite un pistone azionato manualmente da una leva. Ritroveremo lo stesso sistema nelle cucine di casa, con i modelli “Gilda” e “Gilda 54”, prodotti dalla Gaggia o con il “Faemina” della Faema, seguiti nel successivo decennio da La Cimbali con la “Microcimbali” e La Pavoni con “Europiccola”, e altre ancora come “Caffomatic”, “Caravel”, “La Peppina”.

Sono questi gli anni del rifiorire di idee e brevetti favoriti dai crescenti livelli di progresso e condizioni di benessere mai conosciuti in passato dagli italiani. Per la prima volta esisteva una vastissima scelta di caffettiere: ai marchi storici si affiancarono nuove aziende e tanti piccoli produttori che commercializzavano anche un solo modello.

Bellezza, praticità, funzionalità furono le nuove parole d’ordine: il disegno industriale perde l’anonimato e diventa design.

Gli anni Settanta riproporranno (così come era già avvenuto nei precedenti anni Dieci, Trenta, Cinquanta e lo sarà poi ancora nei successi anni Novanta del ‘900) la caffettiera-sveglia: al suono del meccanismo, l’apparato riversa in tazza le ultime gocce di caffè appena preparato e accende la abat-jour. È un modesto sogno italiano che si realizza, un alibi tecnologico alla pigrizia mattutina che consente agli “ Ultracorpi ” del caffè di invadere, oltre la cucina, la camera da letto.

Il XXI secolo non ha raffronti verosimili, fiero e forte di elettronica, microprocessori, sensori, materiali high-tech, design e della tanta esperienza dei secoli passati. Propone apparati “smart” in grado di compiere l’intero ciclo di preparazione della bevanda con celato sforzo, con qualità sempre omogenea e con la sicurezza di chi si sente veramente bello perché figlio del Top Designer dell’anno.

Contenere il macinato di caffè in cialde di carta o capsule di alluminio – tostato macinato dosato compresso al punto giusto – consente a tutti di fare lo stesso identico caffè, ma a nessuno di farlo più buono.

Non siamo sicuri che il futuro del rito italiano della preparazione domestica del caffè si rappresenterà solo con l’introduzione di capsule colorate in questi “ Ultracorpi ” luminosi che trattengono avidi in sè il profumo e l’aroma del caffè, destinati – storicamente – a impregnare l’aria e le mura di casa.

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Marco Bachi

Marco Bachi

Marco Bachi nasce a Prato nel 1978. Sin da piccolo la sua innata curiosità e spirito di osservazione sono alimentate dall’ambiente familiare in cui cresce, particolarmente creativo e stimolante. Negli anni sviluppa una forte passione per la fotografia ma anche per gli oggetti e gli strumenti d’antiquariato.

Affascinato dall’apparente stranezza delle forme e l’inusuale impiego dei materiali, ne studia le caratteristiche, le tecniche progettuali e costruttive, esplorando l’arte che si nasconde dietro a ciascun oggetto d’epoca. Grazie alle sue capacità manuali, alla meticolosa precisione e alla sua passione per la cura dei dettagli, scopre e perfeziona l’arte e la tecnologia del restauro conservativo, raggiungendo sorprendenti risultati di qualità in opere di restauro.

All’età di 24 anni, incontra il complesso mondo del caffè e da allora affina le tecniche di preparazione casalinghe oltre ad approfondire la ricerca sull’estrazione della bevanda.

Scopre un mondo curioso e geniale che lo affascina e lo cattura.
La caffettiera è l’oggetto che concilia molte delle sue passioni: arte e armonia delle forme, design, meccanica e restauro, caffè e antichi oggetti di uso comune. Inizia così lo studio approfondito dei sistemi di funzionamento, dagli antichi e complessi apparati dei primi Novecento alle più semplici ed economiche caffettiere del dopoguerra. Effettua numerose ricerche sui materiali utilizzati nelle varie epoche e sui marchi.

Negli anni ha l’opportunità di osservare da vicino centinaia di caffettiere. Raccoglie brevetti, pubblicazioni, cataloghi e migliaia di pubblicità originali dell’epoca.

Per completezza storica documentale e degli apparati presenti, la collezione è da considerarsi tra le più importanti e qualificate.


Marco Bachi was born in Prato (Italy) in 1978 in a family which provided him a particularly creative environment that helped him since childhood to develop an observant and creative personality.

Growing up, he developed a keen interest in photography and in antique trade objects and instruments.

This fascination for antique trade models lead him to study their design and production techniques, exploring in more depth the artistry inspiring each object. Embracing this passion, Marco dedicates himself to the art and technology of conservative restoration with great success owing to the precision of his manual ability.

At 24 years of age he discovered the complex culture of coffee, since when he has explored the techniques for preparing this beverage.

He has discovered a curious and convivial world, and has been charmed by it.

The “Caffettiera” becomes for him the art that brings together design, restoration, antiques and mechanics along with everyday objects and coffee. He starts specialized studies of early 20th century complex machinery and rudimentary and affordable post-war coffee makers. He carries out in depth research on the materials deployed in heritage brands, observing over the years hundreds of coffee machines of every type and era. His archives comprise a vintage collection of patents, publications and catalogs and his collection has to be considered amongst the finest and most highly qualified.